Restauro Mosquito Garelli

Mosquito Garelli

Vi mostro in questa pagina il restauro totale di un Mosquito Garelli.

Garelli Mosquito

NOME: Mosquito Garelli

MODELLO: Mosquito 38-B

ANNO: 1956

COLORE: Nero + Azzurro

Restauro Mosquito Garelli

Foto gallery

Mosquito Garelli: un pò di storia

Il Mosquito Garelli è un propulsore ausiliario per biciclette prodotto dalla casa motociclistica milanese Garelli dal 1946 al 1960. Costruito in circa 2 milioni di esemplari, è stato il più diffuso, di questo tipo, in Europa.

Nel settembre del 1945 il prototipo fu applicato a una bicicletta di tipo turistico e fu collaudato severamente dallo stesso progettista, su lunghe distanze; le stesse che aveva percorso dieci anni prima in bicicletta, carico di attrezzi. In due mesi percorse oltre 15.000 km, apportando tra un viaggio e l’altro una miriade di piccole modifiche e tarature diverse.

Nei primi mesi del 1946 il motore ausiliario fu messo in vendita con la denominazione commerciale di “Mosquito”, versione inglese del soprannome “zanzarino”, affibbiatogli dagli operai della Garelli a causa della ridotta rumorosità di funzionamento. Il prezzo di vendita al pubblico venne stabilito in 22.000 Lire, più il 3% di IGE, per un totale di 22.600 Lire (pari a circa 730 € del 2014[1]) che comprendeva la fornitura del motore, del serbatoio in lamiera verniciata e le rispettive staffe di fissaggio. All’epoca lo stipendio mensile di un operaio della Garelli era di circa 9.000 Lire e, pertanto, erano necessari due mesi e mezzo di lavoro per “affrancarsi dalla schiavitù dei pedali”, come recitava il primo slogan pubblicitario del “Mosquito”.

Il successo fu tale da rendere la situazione distributiva insostenibile. Già nei primi mesi di produzione la fabbrica di Sesto San Giovanni veniva assediata da rivenditori provenienti da mezza Italia che ritiravano i motori appena usciti dal reparto montaggio. L’azienda riusciva a sfornare poco più di 100 pezzi al giorno, appena sufficienti per coprire il mercato lombardo, ma i “Mosquito” erano richiesti in tutto il Paese, senza contare i numerosi ordinativi che cominciavano ad arrivare dall’Europa e non solo. Divenne necessario costruire un nuovo stabilimento a Napoli e, altresì, affidare concessioni per la costruzione sotto licenza in vari Paesi esteri. Il “Mosquito” venne costruito in Spagna, Francia, Inghilterra, Argentina e persino oltre cortina in Ungheria, dove fu ribattezzato “Dongo” (dondolo) a causa del lieve ondeggiamento longitudinale del motore, consentito dall’innesto elastico della trasmissione finale.

Il Mosquito si distingueva dagli altri motori ausiliari per la sua compattezza che ne rendeva facile l’installazione nella parte inferiore del ciclo, senza andare ad interferire con la posizione dei pedali. Per la notevole richiesta divenne necessaria anche l’apertura di una succursale per la fabbricazione in Francia.

La Garelli tra il 1946 e gli anni settanta produsse i seguenti modelli:

  • Il 38-A del 1946 è stato il primissimo della serie. Si tratta di un motore a due tempi, con trasmissione elastica a rullo e cilindrata di 38,5 cm³ equipaggiato con un carburatore, solitamente Dell’Orto, in grado di erogare la potenza di 0,8 cavalli vapore e dal peso complessivo di circa 4 kg. L’alimentazione è assicurata da una miscela di olio/benzina al 6/7% ospitata nel serbatoio da 2 litri e il consumo è tra gli 80 e i 100 km con un litro, secondo il modo d’impiego.
  • Il 38-B del 1953 era un’evoluzione del primo che, pur mantenendo la stessa sigla, aveva la cilindrata aumentata a 48 cm³.
  • Il “Centrimatic” che decretò il successo definitivo del Mosquito venne presentato nel 1955 e aveva una modifica fondamentale: l’adozione di una trasmissione automatica brevettata che semplificava ulteriormente i comandi e riusciva a far raggiungere alla bicicletta modificata i 45km/h a pieno carico.

Nel ventennio successivo ci furono altre piccole evoluzioni del modello originario fino a giungere alle ultime versioni che avevano la caratteristica di avere il minimo nel carburatore.

Il Mosquito era un mezzo prettamente utilitario e alla portata di quasi tutte le tasche che veniva venduto in scatola di montaggio. Si trattava soltanto di fissare il motore con un morsetto e due galletti sotto i pedali, con l’unica seccatura di dover rinunciare al portapacchi della propria bici per poter ospitare al suo posto il serbatoio del carburante. Un rullo si appoggiava quindi allo pneumatico della bicicletta per trasmettere il moto.

Per quanto riguarda i comandi bisognava applicare sul manubrio l’acceleratore composto di una piccola leva simile a quella del cambio delle biciclette, da spingere in avanti per accelerare e rilasciarla per decelerare; l’alzavalvole ed infine la “raganella”, ossia un clacson meccanico che non aveva bisogno di nessun tipo di alimentazione elettrica.

Il motore ausiliario poteva essere disinserito e consentire la marcia come bicicletta “semplice”, non era però di facile gestione in occasione di fermate, quando era praticamente obbligatorio lo spegnimento del propulsore e il successivo riavvio.

(Fonte Wikipedia)

Maggiori informazioni?

Per qualsiasi informazione e preventivo personalizzato in merito al Restauro Mosquito Garelli chiedi a Gualtiero!

Il mio obiettivo è quello di far rinascere il tuo Mosquito Garelli mantenendo intatto il “modus operandi” del passato.

2 + 8 =